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SODOMA E GOMORRA

 

 


Italo Calvino, Biografia

Nasce a Santiago de Las Vegas (Cuba) nel 1923. Studia al liceo Cassinis di Sanremo, avendo per compagno di banco il futuro direttore di "Repubblica", Eugenio Scalfari. Partecipa alla guerra partigiana, esperienza poi trasfusa in uno dei capisaldi della narrativa resistenziale, "Il sentiero dei nidi di ragno" (1947).
Successivamente, ha modo di lavorare con vari giornali e riviste, svolgendo anche attività di consulenza editoriale; inoltre, soggiorna a lungo in Francia.
Politicamente impegnato nel Partito Comunista Italiano, se ne dissocia dopo i fatti d’Ungheria; all’immobilismo del PCI nella circostanza, dedica il feroce apologo de "La Grande Bonaccia delle Antille", pubblicato nel 1957 su "Città aperta".
Tra le sue numerose opere narrative, meritano senz’altro menzione "Il visconte dimezzato" (1952), "Il barone rampante" (1957), "Il cavaliere inesistente" (1959), "La giornata di uno scrutatore" (1963), "Le cosmicomiche" (1965), "Ti con zero" (1968) "Le città invisibili" (1972), "Il castello dei destini incrociati" (1973), "Se una notte d’inverno un viaggiatore" (1979), "Palomar" (1983). Nel 1956, dà alle stampe una selezione di "Fiabe italiane", ricavate dai dialetti d’ogni regione; è, pure, autore d’un celebre libro per ragazzi, "Marcovaldo" (1963). In "Una pietra sopra" (1980), raccoglie numerosi interventi sul dibattito letterario dell’epoca; in "Collezione di sabbia" (1984), prose sparse concepite per particolari occasioni. Dal 1974, collabora per un lustro al "Corriere della Sera" con racconti, resoconti di viaggio, interventi sulla realtà politica e sociale del paese; dal ‘79, continua detta attività sulle colonne di "Repubblica", sino alla morte. Che lo coglie, nel 1985, mentre è ricoverato all’ospedale di Siena.

 

Le città invisibili

«Questo libro nasce un pezzetto per volta, a intervalli anche lunghi, come poesie che mettevo sulla carta, seguendo le più varie ispirazioni».
E’ lo stesso Calvino, ad una conferenza tenuta alla «Columbia University di New York», nel marzo del 1983, a fornirci la genesi de Le città invisibili, romanzo che oscilla fra il racconto filosofico e quello fantastico-allegorico. In origine erano ricordi di viaggi, in gran parte memorie di città visitate, annotazioni spesso poetiche di impressioni ricevute in un dato momento e in un certo luogo, a seconda degli stati d’animo dello scrittore. Ecco, dunque, materializzarsi su carta evocazioni di città tristi e di città contente, città dal cielo stellato e città piene di spazzatura, insomma spazi, sensazioni, genti diverse e loro passioni, fissate solo su cartelle, come un diario a fogli liberi.
«Ma tutte queste pagine insieme non facevano ancora un libro», confessa infatti l’autore nella stessa conferenza. Immagina allora che un grande viaggiatore, il più grande della letteratura, Marco Polo, presenti a Kublai Kan, imperatore dei Tartari, una serie di relazioni sui suoi viaggi in Estremo Oriente, ognuna delle quali introdotta da un dialogo in corsivo fra i due. Prende così corpo l’intera struttura dell’opera che, infine, comprende cinquantacinque descrizioni di città, tutte con nome di donna. Queste sono suddivise in undici percorsi tematici, ognuno dei quali contiene cinque descrizioni di città.
Per comprendere la complessa natura di quest’opera occorre ricordare che essa è stata scritta da Calvino durante la prima parte (1964 - 1970) del suo lungo periodo parigino, e pubblicata nel 1972. In quegli anni egli risentì delle turbolenze del clima culturale francese, in particolare di quegli scrittori sperimentali che diedero poi vita allo “strutturalismo”, corrente letteraria che tendeva a ridurre la complessità del mondo e dei suoi eventi fisici in figure ed emblemi, con la conseguenza che la scrittura si sganciava da ogni rapporto con la realtà.
Ne Le città invisibili non c’è infatti traccia di realtà, tutto è mentale, perfino lo spazio ed il tempo sono rarefatti, astratti.
Ma il lettore non viene mai abbandonato: i titoli dei percorsi tematici del libro (Le città e la memoria, Le città e il desiderio, Le città e i segni, ecc.) e le singole, brevi narrazioni lo guidano nel suo cammino di lettura come un faro nella notte e lo portano per mano verso riflessioni ed interrogativi sulla valenza simbolica di ogni singolo scritto che certo non è prerogativa comune alla narrativa tradizionale. Come non sono comuni quest’opera ed il suo autore, eccezionale romanzo atipico d’un genio letterario contemporaneo.


fonte: http://www.italialibri.net

Testi critici ed articoli:


» Sodoma & Gomorra: testo critico di Gianluca Marziani

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Risorse:

» Libro di Genesi - Capitolo 13

» Libro di Genesi - Capitolo 14

» Libro di Genesi - Capitolo 18

» Libro di Genesi - Capitolo 19

» Studi e ricerche archeologiche e geologiche

» Sezione iconografica

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