INVITO AL VIAGGIO

di Luca Bandirali

"Nella simbolica religiosa, come in ogni specie di simbolica,
e' attraverso delle forme - e con queste forme - che il pensiero costruisce i suoi oggetti."

(Jean-Pierre Vernant)

L'uomo del primo Cristianesimo, effigie divina, ha con l'immagine un rapporto di diffidenza.
Il mediologo Regis Debray ci ricorda che la Bibbia "accoppia chiaramente la vista al peccato" e sottolinea il passo della Genesi: "La donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito alla vista...". L'immagine e' il Male. Le citta' dannate di Sodoma e Gomorra, che la Bibbia eleva a paradigma del Male, hanno a che fare con l'immagine nella misura in cui vi si consumano piaceri estetici, anzitutto dello sguardo.

Per questo motivo, quello di Alessandro Bavari e' un viaggio alle sorgenti dell'immagine. Ma non e' un viaggio da archeologo, perche' l'arte di Bavari si coniuga al presente - l'infinito presente delle grandi utopie. Sodoma e Gomorra non vengono percorse dallo sguardo: dallo sguardo sono costruite. Luoghi della mente.

Per la prima volta, a spingersi nelle terre di Sodoma e Gomorra, oltre Gaza, fu la progenie di Canaan. Sono figli maledetti: Noe', colto nell'ebbrezza del vino dal figlio Cam, condanna il figlio di questo ad essere "infimo servo dei suoi fratelli". La valle del Giordano, presso la quale dimorano, "era tutta irrigata... come il giardino del Signore, come la terra d'Egitto". L'artista vede citta' gioiose, ove la Creazione non si e' fermata, ove tutto e' movimento e fermento.

l'invito al viaggio

L'accesso ai luoghi dai quali giunge a Dio il clamore assordante del peccato comporta l'attraversamento di una soglia, di un Varco che Bavari segna con la presenza di un'anti-monumento, presso cui dispone gli elementi dell'intera opera, a mo' di indizi che lo sguardo colleziona per orientamento, semplice curiosita', o mania. Il Velo, il Frammento, e il Superumano sono gli elementi di una poetica che e' manierista per vocazione: il Velo dispone le cose nella luce incerta di un'ambiguita' irriducibile; il Frammento e' la citazione, e' il prelievo linguistico che toglie all'ordine per donare al caos; il Superumano e' il salto di scala che interessa individui ed oggetti, a comporre proporzioni inedite e stimolanti (per l'artista e per l'occhio).

La Statua, anti-monumento del Varco, torna nei due Simposi (I - II) ad incrinare, insieme, superficie e simbolo: la Statua e' effigie, dunque immagine (immagine, in ebraico si dice "selem", e viene dal "salmu" accadico, che significa statua, effigie) - raddoppiamento del reale, raddoppiamento del sogno. Sodoma e Gomorra sono il luogo dello stile, paesaggio e uomini sono felicemente in simbiosi perche' realizzano un quadro vivente. Ecco la prassi manierista di un'arte che (si) protegge dalla vita, e della vita rifiuta l'etica, per rifugiarsi nella metafora luccicante. E' l'uomo che dice: Io sono l'Immagine. Io sono l'opera d'Arte. Qui si genera la Nuova Carne. Oltre l'umano, troppo umano di Abramo e di Lot. Dominio estetico dell'innesto, in queste citta' si disseta lo sguardo: creature vanitose si specchiano nella cornice dei quadri che rimandano la bellezza, la calma, la volutta'. E' un invito al viaggio al modo di Baudelaire. Si viaggia con gli occhi.

La distruzione delle citta' degli empi realizza la giustizia divina. Si salva un solo uomo, Lot: non si e' unito alle pratiche contro natura dei Sodomiti, e' rimasto straniero, e' rimasto puro. Ma e' soprattutto figlio di chi non ha ricevuto la promessa terribile della dannazione. Non e' un "infimo servo". Dunque la virtu' consiste nel non vedere: la bellezza, per esempio. Nella composizione La Progenie di Lot, l'uomo toglie le grazie della giovane alla vista del mondo - ma non ne puo' negare in alcun modo la bellezza, che con piccole ali leggere si alza sulla miseria che e' propria di ogni censore. Saputo dagli angeli che la distruzione di Sodoma e Gomorra e' prossima, Lot si affanna a salvare i familiari dalla punizione divina: la moglie, che esita fatalmente e gira il capo durante la fuga, si trasforma in statua di sale, e diventa il modello negativo dell'individuo dubbioso, che non conosce l'abbraccio cieco e sordo della Fede.

L'opera di Bavari e' tripartita a livello tematico in Ambienti, Situazioni e Ritratti. Il nodo essenziale che lega saldamente i quadri l'uno all'altro e' l'ambivalenza dell'immagine, che si posa per strati riflettenti, ad ingannare la vista. Ricordando Freud, tutto quanto e' soggetto a tabu' ha il carattere dell'ambivalenza; si guardi al modo col quale l'artista reinterpreta i generi della pittura (il ritratto, il paesaggio) e al contatto con ogni frammento si provera' la vertigine del doppio significato. Il fatto non e' inconciliabile con la rappresentazione di un soggetto che ignora il tabu': la serena contemplazione del piacere quale promana da quadri come Una donna osserva un rito iniziatico mostra pure l'angoscia di ogni esistenza. Si puo' dire che la ricerca della forma e del simbolo abbiano condotto Bavari nei territori della poetica manierista: sotto la superficie scintillante si annidano cose oscure, e l'armonia del visibile contiene in se' il germe della disarmonia. Questa oscillazione, che e' appunto ambivalenza, genera una costellazione di segni opposti: vita e morte, gioia e tristezza, speranza e rassegnazione. Un immaginario siffatto deriva da una profonda conoscenza di tutte le crisi storiche: sappiamo che gli abitanti di Sodoma e Gomorra sono una progenie maledetta, comunque destinata alla scomparsa in quanto figli e pronipoti di Canaan. Dunque la minaccia che incombe su di loro, che ne colora il cielo, assume quel tratto ineluttabile che assimila il tono prescelto dal lavoro di Bavari ai modi del genere tragico.

Da un punto di vista compositivo, invece, lo spazio dei quadri e' uno spazio straordinariamente ampio, sempre percorribile tanto dallo sguardo quanto dai soggetti rappresentati: ma questo trionfo di prospettive infinite, questi deserti urbani che si inseguono a perdita d'occhio, conservano dell'illusione la patina, o la fragilita'. E vengono negati con forza dagli interni domestici, elenchi di oggetti compilati con vena scultorea, sempre a generare accostamenti volubili e controvertibili. Quel che e' in queste case, in questi volti, non si puo' esattamente dire con le parole: se ne avverte la tensione dinamica, ma le regole del moto sono tutte interne al quadro.

Ci si chiede da dove venga questo linguaggio capace di generare citta', di portare al nostro tempo il messaggio di equilibrio e leggerezza di una civilta' immaginaria - civilta' che prende corpo e si racconta. Non c'e' un luogo, verrebbe da dire, al quale riferire queste visioni. Ci sono l'Artista e la Macchina. Ha scritto Bret Easton Ellis: "Con questo puoi far muovere i pianeti. Forgiare esistenze. La fotografia e' solo l'inizio".

LUCA BANDIRALI
giornalista, critico cinematografico


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