ALESSANDRO BAVARI: LE CITTA' PERDUTE, IN TUTTI I SENSI.
di Gabriele Brogelli - OP arts

LIMONAIA DI VILLA STROZZI - Firenze
08 agosto - 15 settembre 2002


Un fotografo. Certamente. Attento, minuzioso, sensibile, fantasioso.
New York, Parigi, Venezia: un grattacielo, un bistrot, una gondola. Storte o dritte, chiare o scure, in una foto prima o poi anche noi siamo in grado di rappresentarle. E magari pretendiamo anche di allestire una mostra.
Ma se la città non esiste più, o peggio: se non è mai esistita. E se poi le città sono addirittura due e se tutti noi - correggo - se molti di noi hanno a volte immaginato di visitare le due città dal binomio indissolubile: allora? Allora scostate con una mano le strisce verticali di tela all'ingresso e varcate con il batticuore quel diaframma da sexy-shop che vi divide dalla sala di questa nuova mostra di Alessandro Bavari: ecco "Sodoma e Gomorra". Proprio loro.
Immergete adesso il vostro sguardo curioso nelle immagini del suo reportage: "che - scrive l'artista - mi ha catapultato nella metafora delle due città proibite e dannate, dove la gente vive felice nella totale assenza di moralità, dedita al vizio e alla lussuria".
Un attimo! Mettiamo le cose in chiaro: se cercate immagini di sesso, pornografia o simili, posso fornirvi alcuni indirizzi giù in città, se proprio insistete. Ma non venite alla Limonaia di Villa Strozzi: tempo perso.
Queste sono fotografie, curatissime gigantografie - "Aula della coprofilia" misura oltre tre metri e quaranta di base - che illustrano due città. Con i loro paesaggi, i loro abitanti e re. E palazzi, oggetti, parchi, giardini. E personaggi che le animano. Come le immagini di ogni altra città. O quasi.
La perversione sessuale è nell'aria. Nell'atmosfera, si dice. E sta a voi vederla, sentirla: questo è un buon ambiente per il vostro intimo desiderio. Altrimenti limitatevi ad ammirare con calma il fine lavoro di ricerca, assemblaggio, sovrapposizione, computer grafica, ritocco, con elaborazione tecnica sopraffina. Ma soprattutto lucida fantasia con cui l'artista fotografa due città che non esistono se non nella sua mente creativa, dando una forma personale a quelle immagini presenti in molti di noi. Perché queste sono le sue Sodoma e Gomorra. Così Bavari ritrae un gruppo di "Ninfomani nel cuore di Gomorra". Ed ancora realizza il ritratto di "Birsa, Re di Gomorra che guarda il proprio destino" sovrano lussurioso nel cui futuro appare la certa furia divina. E l'esasperata figura di "Bera, re di Sodoma".
Si è detto che le fotografie di Bavari ricordano certi quadri di Bosch, o certe immagini di Witkin, ma il riflesso del "Ritratto di ragazza davanti allo specchio" con quelle due indistinte figure che spuntano sul fondo, non vi ricordano un altrettanto inquietante Velazquez de "Las Meninas" del Prado?
Come in ogni reportage che si rispetti ecco semplici personaggi la cui presenza caratterizza la città: "Tre voyeur", "Due amanti", "Una donna che osserva un rito iniziatico". Immagini di città con le sue architetture fantastiche e la sua folla. "L'opera di Bavari è tripartita a livello tematico in Ambienti, situazioni e ritratti" scrive Luca Bandirali sulla tavole della bussola esplicativa posta al centro della sala, ironica riproduzione di altre collocate su qualche belvedere o piazza del nostro scontato mondo reale.

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Esposizione personale del ciclo "Sodoma e Gomorra", nella splendida cornice neoclassica della Limonaia di Villa Strozzi a Firenze.
L'evento è stato organizzato dall'associazione culturale "Laboratorio Nuova Buonarroti" e patrocinato dalla Città di Firenze.

8 agosto - 15 settembre 2002
Limonaia di Villa Strozzi a Firenze, via della Pisana 77, Firenze
Orari d'apertura: tutti i giorni dalle h. 20,00 alle 23,00 - Ingresso libero
Inaugurazione: 8 agosto 2002, ore 19 - Ingresso libero



Limonaia di Villa Strozzi

La Limonaia di Villa Strozzi, veniva usata prevalentemente per il ricovero invernale delle piante che temevano il freddo, soprattutto di limone.
Nel 1973 il comune di Firenze decide di trasformare il complesso di villa Strozzi (la villa, le scuderie e la limonaia restaurate nella seconda metà dell'ottocento da Giuseppe Poggi) in uno spazio polivalente per l'arte contemporanea, interpellando sette architetti diversi per esperienza e cultura: gli italiani Michelucci, Gardella e Scarpa, il finlandese Aalto, laustriaco Hollein, l'americano Meier e l'inglese Irvine.

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