L'UOMO della SABBIA

di Zaelia Bishop
pubblicato su Ritual Magazine - N. 10, set/ott 2002 anno II


Non è semplice introdursi nel mondo di Alessandro Bavari.
Innanzitutto è necessario decidere quale ruolo ricoprire una volta davanti le sue opere.
Non si può infatti sperare di rimanere classici spettatori, nè immedesimarsi a tal punto da esserne protagonisti.
L'unica possibilità che ci offrono i suoi quadri (quadri e non illustrazioni, come spesso vengono liquidati) è quella di costretti voyeurs e cioè di una figura affascinata e impotente, immobile nella sua incapacità di interagire in modo completo con questo vortice di simboli, torture dell'anima e corpi corrotti che rappresenta una parte del pantheon di Bavari.
Non esiste un vero e proprio ingresso ai mondi sotteranei di questo artista, tutto avviene proiettato nell'incessante silenzio del cervello.
Nella serie'Sodoma & Gomorra. Un reportage dalla città perdute' le immagini presto iniziano a debordare dai confini della tela e si ricompongono fosche e tragiche, come in una visione, in una Rappresentazione Del Dolore di così prepotente impatto da lacerare cuore e spirito.
'Sodoma & Gomorra' è un mondo in controluce, triste e colossale, dove nugoli di uomini si accalcano con cruenza dantesca, interamente attraversato (più delle altre serie, di cui parleremo tra non molte righe) da una sensazione di Fine imminente che non lascia scampo e che costruisce uno spettrale ponte tra gli incubi di Bosch ed un immaginario che appartiene unicamente all'architetto Bavari, sospeso in un passato atrofizzato in se stesso e in perenne decomposizione.
Attualmente composto di quindici quadri (ma è potenzialmente una serie infinita) il 'Reportage Dalle Città Perdute' ritrae luoghi e figure al limite del concepibile, pervase di sacralità e corruzione, sofferenza interiore e castrazione. Il dolore della carne si trasmuta presto in un urlo interiore, di desolazione assoluta, di cui atroce ritratto è 'Aula Della Coprofilia': uomini ingabbiati in titaniche crinoline sormontate da busti scuoiati si dimenano oppressi dal silenzio ieratico che si riserva ai luoghi di culto. Assistiamo ai banchetti dei re di Sodoma e Gomorra, Bera e Birsa, parti umane dalla muscolatura classica giacciono immobili, chirurgicamente recise, accanto a residui di nature morte ed animali impagliati, tutto avvolto da una morbosa staticità che rimanda alle "composizioni" di Joel Peter Witkin.
'Ragazza In Gogna'è un altro ritratto di afflizione, forse più simile ad un'autopunizione espiatrice che ad una condanna medievale.
La ragazza ha un paio d'ali che spuntano dalla schiena e un uccellino prende il volo dal suo cranio. O dal suo pensiero.
La contrizione e la flagellazione sono temi che ritornano ossessivamente nella concezione di Bavari, come passaggio interno, in parte catartico e in parte mortifero del percorso che conduce ad un nuovo livello, non necessariamente migliore di quello abbandonato.
Il passaggio è fra incognite, oscuro e Bavari, come qualcuno più illuminato di me ha scritto, veste i panni dell'lndovino, svela le terrificanti fattezze di Miti e Dei (dalla serie'Bacchanals Of Myths') ritraendoli nei loro meravigliosi corpi, 'Mercurio Adolescente', 'Chimera', mostruosa figura dalla testa di seppia, 'Demetra', le'Arpie'e le'Sirene', in un tetro, confuso e opprimente alternarsi di pagana religiosità, prostrazione e divine difformità, con una capacità di tradurre in immagini e colori assolutamente sbalorditiva.
Questo Indovino mostra il suo Creato dove l'Uomo ha perso i tratti che lo rendono tale, la ricerca di qualcosa che fugge nell'eternità li condanna ad una esistenza priva di logica o ad una esistenza retta da una logica nuova, ed è nel suo'Trittico-decostruzione di un Eroe e ricostruzione dell'Uomo'che l'umanità appare in tutta la sua sconfortante solitudine: tre istantanee di uomini che, come formiche, trascinano e issano colossali parti anatomiche fino a ricostruire un uomo, appunto, dalle rovine dell'irragiungibile Eroe.
Forse ora il cerchio si chiude, I'uomo si riconosce in sè, lontano dalle mutilazione psicofisiche di Sodoma e Gomorra e lontano dallo sguardo di irosi contorti e sanguinari numi. Oppure è nuovamente vittima di una ancor più efferata crudeltà: il sogno.

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  • 08/1996: (Pittura) Palazzo della Cultura, Museo d'Arte Moderna, Latina

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